Settore export in ribasso per la Regione Abruzzo

Purtroppo il 2017 non sembra essere stato un anno positivo, dal punto di vista della produzione economica, per l’Abruzzo. Per quanto ad ora si dispongano soltanto dei dati relativi i primi sei mesi dell’anno, ovviamente, quello che si può dedurre, specie confrontando i numeri con lo stesso periodo del 2016, non è decisamente nulla di buono. Il settore che sembra essere andato decisamente male, e sorprendentemente in controtendenza rispetto ai dati nazionali, è quello dell’export, trainato probabilmente dal comparto dell’automotive.

I numeri sono molto chiari: nel 2016, tra i mesi di gennaio e di giugno, gli introiti complessivi dell’export abruzzese erano stati di 4.172 milioni di euro. Quest’anno, invece, nel primo semestre sono stati movimentati 4.252 milioni di euro. Leggendo i numeri così, a freddo, si potrebbe pensare ad un miglioramento giacché ci sono ben 80 milioni di euro in più. Se si pensa però che nel 2016, rispetto all’anno precedente, c’era stato un incremento di 500 milioni di euro, si capisce invece come ci sia stato qualcosa che non ha funzionato al modo giusto. Come si diceva, il comparto che è andato peggio, soprattutto considerando che di solito è quello trainante per la regione, è stato quello relativo alla costruzione di mezzi di trasporto, che è cresciuto solo del 3,1% mentre la media italiana è di quasi l’8%. Soprattutto, anche in questo caso, se si confrontano i numeri con quelli dell’anno passato si nota un deciso peggioramento. Se poi si va ad analizzare la situazione più nel dettaglio nelle varie province, si nota come il trend negativo sia confermato un po’ dappertutto, per quanto in modalità diverse. Nella provincia di Teramo l’export è cresciuto più che nelle altre, incrementando gli introiti di 47 milioni grazie soprattutto ai prodotti in pelle e ai prodotti alimentari. Seguono la provincia di Pescara (+ 19 milioni), quella de L’Aquila (+ 14 milioni) e buon fanalino di coda è la provincia di Chieti che, pur essendo molto forte dal punto di vista dell’industria, è decisamente carente da quello dell’export. In generale l’export ragionale sembra molto meno efficace di quello nazionale: in tutta Italia le esportazioni verso Paesi della Comunità Europea sono cresciute del 7,2% e quello verso paesi non UE sono incrementate del 9,1%; in Abruzzo solo, rispettivamente, dell’1,3% e del 3,9%. I settori andati peggio sono stati quelli dei prodotti in metallo e degli articoli di gomma; non bene neppure l’agroalimentare. Questi dati sono stati raccolti ed elaborati dalla CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa) su dati ISTAT. A riflettere su questi numeri è stato Graziano Di Costanzo, direttore della CNA Abruzzo, il quale punta ancora una volta l’attenzione sulle piccole imprese artigiane. Secondo lui il cattivo andamento dell’economia complessiva dell’Abruzzo si lega alla forte crisi della piccola imprenditorialità, da sempre il vero cuore della produzione regionale, e quindi chiede a gran voce degli interventi da parte delle autorità  sostegno di questo comparto. A tal fine dice che inizieranno a breve delle trattative per ottenere nuovi finanziamenti e aiuti per la piccola e media impresa, nella certezza che nel momento in cui verranno alleggeriti i lacci burocratici le aziende potranno tirare un po’ il respiro e continuare a fare il loro lavoro come hanno sempre fatto. Per il momento però l’Abruzzo si rimbocca le maniche per recuperare il terreno perduto rispetto alle altre regioni italiane.