Ritorno alla terra per i giovani italiani e abruzzesi

Negli ultimi anni qualcosa sta cambiando nel nostro Paese: è un cambiamento che qualcuno ha definito una sorta di “rivoluzione industriale” al contrario e che i dati dimostrano essere davvero in atto, con buona pace di chi ha sempre creduto che il mondo dell’agricoltura fosse solo per chi non aveva studiato e non aveva grandi prospettive per il suo futuro.

Complice una crisi economica che ha penalizzato in modo sempre più pesante i lavori che un tempo erano molto ambiti, quelli da “laureati”, i giovani hanno deciso di “tornare alla terra”, riprendendo le attività che sono state proprie dei loro nonni, ma facendolo con un’ottica e uno spirito imprenditoriale molto diversi. Questo perché i giovani che si sono dedicati all’agricoltura e all’imprenditoria agricola non sono affatto degli illetterati. Hanno studiato, conoscono le nuove possibilità offerte dall’informatica e dalla globalizzazione dei mercati, e sono pronti a mettere le loro competenze al servizio di un settore vecchio come il mondo e che non può, per sua natura, conoscere una crisi che possa comprometterne in modo definitivo la produttività. Questo è quanto emerso dall’incontro che si è svolto a Bari il 27 aprile, sul lungomare Imperatore Augusto, ovvero l’Open day dell’Agricoltura promosso da Coldiretti, che ha anche commissionato lo studio “Ritorno alla terra”. I dati riassunti in questo studio sono stati presentati proprio in occasione dell’Open day, a cui sono intervenuti centinaia di giovani imprenditori agricoli provenienti da ogni parte d’Italia, Abruzzo compreso. Secondo i numeri riportati da Coldiretti sono oltre 1000 i giovani abruzzesi che negli ultimi anni hanno deciso di svolgere attività agricola, presentando le domande relative ai finanziamenti per il PSR (Piani di Sviluppo Rurale) europeo. In tutta Italia sono stati circa 30 mila, e dalla partecipazione all’Open day si può ben intuire come questo trend non è destinato a spegnersi, ma al contrario come sia invece destinato a crescere. Coldiretti spiega che al giorno d’oggi decidere di “tornare alla terra” non è affatto così semplice come si potrebbe pensare, e che richiede una preparazione molto specifica. Il problema principale è il costo della terra: in Italia un ettaro di terreno può costare anche oltre 40 mila euro, senza contare i terreni di coltivazioni molto pregiate, come ad esempio quelli vocati alla viticoltura. L’unica alternativa è l’affitto, che è di circa 700 euro all’ettaro per anno. Un giovane che si ponga l’obiettivo di tentare l’impresa agricola deve rispettare i dieci punti programmatici fissati da Coldiretti. Il primo riguarda l’identità che si vuole assumere: bisogna sapere fin da subito qual è il settore specifico verso il quale ci si vuole orientare. Poi è necessario capire bene il territorio nel quale si vive, o nel quale si intende lavorare: scoprire quali sono i punti di forza e quali sono i mercati che fanno da traino. A questi primi passi segue la redazione del business plan vero e proprio, necessario per proseguire oltre, al reperimento dei fondi necessari. I fondi possono derivare da un prestito bancario o da un programma di finanziamento, che devono quindi essere studiati a fondo per comprenderne i meccanismi e la modalità di accesso. Una volta individuato il progetto più adatto alle proprie esigenze, sono necessarie le garanzie per presentare la domanda di finanziamento e poter ricevere i soldi necessari per avviare la propria attività. A questo punto giunge il momento di mettersi al lavoro, con spirito di sacrificio, dedizione e tanta inventiva. Un percorso non facile, ma che di certo può dare molte soddisfazioni.