Non accenna a migliorare la crisi dell’artigianato in Abruzzo

Quando si confrontano i proclami ufficiali del Governo con i dati reali che vengono dal territorio italiano si nota una discrepanza tale da suscitare più di qualche legittimo dubbio circa la buona fede di chi afferma cose palesemente fasulle. Ben sa questo la Regione Abruzzo che, a fronte del fatto che da più parti si afferma che al crisi delle imprese è ormai in fase di arresto e che l’economia nazionale si sta riprendendo, deve constatare al contrario un periodo sempre più buio per uno dei settori produttivi più importanti della regione.

Stiamo parlando dell’artigianato e delle micro-imprese, che da sempre costituiscono l’ossatura sana e forte dell’economia abruzzese e che invece dagli anni Novanta a questa parte fa registrare numeri sempre più desolanti. E non sembra affatto vero che le cose stiano andando meglio, almeno a quello che si può constatare leggendo il rapporto redatto su incarico della CNA (Confederazione nazionale dell’artigianato e della Piccola e Media Impresa) da Aldo Ronci sui dati raccolti da Movimprese. Il report considera i numeri registrati nelle quattro province della ragione nel primo semestre del 2017, sui quali è possibile stilare una ragionevole previsione per i sei successivi: il risultato non si può che definire drammatico. Facendo un primo bilancio sulle nuove imprese che si sono registrate e quelle che invece si sono cancellate si evidenzia una discrepanza di oltre 400 unità, ovviamente in negativo. In percentuale, questo significa una decrescita superiore il doppio di quello che è il tasso nazionale, che si assesta intorno allo 0,5%, mentre quello abruzzese è di ben oltre l’1%. Ronci sottolinea che è anche vero che questo tasso è inferiore a quello degli anni passati, ma non può bastare questo a dire che c’è una ripresa, anche perché i numeri degli anni precedenti all’avvento della crisi sono ancora distanti anni luce. Facendo poi una ripartizione territoriale si nota come nelle quattro province i dati siano più o meno omogenei tranne che per la provincia di Teramo, dove le cose sembrano andare un pochino meglio. Ciò non toglie che in tutti i casi le percentuali dimostrino una situazione assai peggiore delle medie nazionali: la città che sembra versare nelle condizioni più gravi in assoluto è Pescara, dove il calo nel numero delle imprese artigiane è di bel l’1,64% in meno. L’analisi poi considera i comparti maggiormente in crisi: in “pole position” si riconfermano edilizia e manifattura; un pochino meglio sembrano andare i trasporti, la ricettività e le imprese che si occupano di riparazioni. Restano stabili i settori dei servizi a persone e imprese. La conclusione a cui giunge Savino Saraceni, presidente regionale della CNA, è che non c’è più tempo da perdere. Da tempo Regione e CNA si sono seduti attorno da un tavolo comune per decidere delle misure da adottare per la ripresa delle piccole imprese artigianali del territorio; ma la loro stessa sopravvivenza ora dipende da una rapidissima attuazione delle misure che sono state decise ma che ancora non sono state messe in pratica. Nello specifico si tratta di bandi di sostegno che servano anche a rendere più forte il legame tra scuole e imprese, e interventi edilizi volti a rinnovare l’aspetto urbano delle città infondendo nuova linfa al settore delle costruzioni. Prioritario però sembra l’impegno a combattere la burocrazia, che con le sua lungaggini e le sue complicazioni rende davvero difficile per ogni impresa lavorare con serenità.