Mercato del lavoro in Abruzzo: dati statistici a confronto Regione- Italia

Di recente è stato pubblicato il report di Unioncamere e ANPAL (Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro) che raccoglie i dati relativi al mercato del lavoro confrontando la situazione nazionale con quella della regione Abruzzo. Le informazioni che vengono considerate nel rapporto valutano quali sono le necessità espresse dalle aziende e quali le caratteristiche dei lavoratori impiegati. Ecco quali sono le informazioni salienti che emergono dal documento, il quale si riferisce all’anno passato 2017.

Su tutto il territorio nazionale le nuove imprese che hanno effettuato l’iscrizione al registro sono oltre 186 mila, e in Abruzzo 3970, con 5.360 addetti iscritti ex novo di conseguenza. In media chi ha deciso di avviare una nuova attività imprenditoriale in precedenza aveva svolto ugualmente un’attività imprenditoriale, per quanto non manchino percentuali significative di soggetti che invece hanno deciso di avviare un’impresa pur avendo una precedente e differente qualifica professionale. In percentuale, si tratta maggiormente di liberi professionisti, dirigenti e studenti, e solo in minima parte di soggetti che in precedenza non avevano un’occupazione (per la Regione Abruzzo si parla del 10,4%, contro il 10,7% nazionale). L’indagine statistica, a seguire, raccoglie le motivazioni che hanno condotto all’avvio di una nuova impresa. Nella maggior parte dei casi, sia a livello nazionale che regionale, la scelta è stata basata sulle esistenti opportunità di mercato (oltre il 40%). In misure minore, ma ugualmente significativa, c’è il bisogno di trovare un nuovo impiego, spesso dopo aver perduto un precedente lavoro dipendente. Solo in poco più del 10 % dei casi (i dati nazionali e locali più o meno coincidono) c’è la volontà di sfruttare un’idea imprenditoriale considerata di successo. Circa la metà delle nuove imprese che ha avviato l’attività nel 2017 ha investito un capitale iniziale di meno di 5 mila euro; molto più bassa la percentuale di chi ha investito cifre maggiori, anche perché chi decide di aprire un’attività in proprio lo fa basandosi in prevalenza sulle proprie disponibilità economiche. Solo in pochi chiedono dei prestiti, o a parenti ed amici o alle banche. Ancora inferiore la percentuale di chi ricorre a finanziamenti di vario genere. Proseguendo nell’indagine, si raccolgono le statistiche circa quelle che sono le difficoltà maggiori che chi inizia una nuova attività imprenditoriale incontra prima che essa possa effettivamente dirsi operativa. Il problema principale, che viene individuato con un’incidenza superiore al 30%, sono le altre attività concorrenziali che non consentono di guadagnare un’adeguata fetta di mercato. Ancora più preoccupante è però il generale clima di crisi economica che rende estremamente difficoltoso far avere successo ad un qualunque tipo di impresa. Tra le altre difficoltà incontrate si evidenzia l’eccessivo peso burocratico e normativo: le procedure necessarie per l’avvio di un’attività sono difficili da comprendere e ancora più difficili da mettere in pratica. In coda allo studio si tracciano anche le tendenze relative all’anno 2018, interrogandosi circa quelle che potrebbero essere le specializzazioni universitarie più richieste. Tra i trend del momento ci sono le facoltà di indirizzo economico, ingegneristico e scientifico; molto interessanti sono anche i profili lavorativi relativi alla ristorazione, all’industria in generale e al settore edile. In conclusione, si nota come la situazione abruzzese sia sostanzialmente in linea con quella italiana in generale. Chi si dedica ad un’attività imprenditoriale sempre più spesso proviene da precedenti realtà lavorative differenti e cerca una nuova strada, investendo il proprio denaro, ma trovando grandi difficoltà per districarsi all’interno del complesso apparato normativo nazionale e locale.