La situazione dell’economia abruzzese

La CISL (Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori) Abruzzo e Molise ha presentato a fine luglio i dati macroeconomici relativi all’andamento complessivo di queste due regioni negli ultimi mesi. Quello che è emerso relativamente alla regione Abruzzo ha restituito l’immagine di una territorio che procede a due velocità, con numeri contrastanti e tanto da fare ancora per riportare equilibrio in una situazione ancora minata dalla crisi nazionale.

Il primo dato che emerge riguarda il PIL, il Prodotto Interno Lordo, che nel complesso è positivo visto che, secondo SVIMEZ (Associazione per lo SVIluppo dell'industria nel MEZzogiorno), è cresciuto del 2,5%. Bisogna però contestualizzare questo dato generale, e scendendo più nel particolare si nota come la ripresa riguardi la grande industria e invece continuino a incontrare grandi difficoltà le piccole e medie imprese. Ad analizzare più nel dettaglio la situazione è Giuseppe Mauro, ordinario di Politica Economica alla Facoltà di Economia dell'Università D'Annunzio di Pescara-Chieti. Mauro fa notare come ci sia stata, ad esempio, una decisa crescita nell’esportazione dei mezzi di trasporto, pari ad un più 15%. A questo però corrisponde solo una debole crescita dell’occupazione, lo 0,6% in più rispetto al quasi 2% complessivo del sud Italia. Il settore delle esportazioni è quello che fa da traino all’economia abruzzese, con un grosso punto interrogativo rispetto al futuro. La Brexit, ovvero la decisione dei cittadini inglesi di far uscire il proprio Paese dalla Comunità Europea, potrebbe infatti avere ripercussioni negative per l’industria abruzzese. In questa regione, ricorda Mauro, ci sono ben sette partecipazioni inglesi, tutte concentrate nella provincia di Chieti, per un fatturato di 750 milioni di euro. Con l’uscita dell’Inghilterra dal mercato unico, però, la situazione potrebbe cambiare, anche se allo stato attuale è impossibile determinare in quale direzione. I dati occupazionali, nel complesso, non sono molto promettenti. Nel primo trimestre del 2016 il numero di occupati è sceso di 13 mila unità, anche se i dati diffusi dall’INPS (Istituto Nazionale di Previdenza Sociale) parlano di un saldo positivo, tra nuovi occupati e licenziati. Anche considerando la visione più ottimistica della situazione, però, resta il fatto che le nuove assunzioni sono tutte a tempo determinato e non indeterminato, e che è sempre più in crescita l’uso dei voucher come modalità di pagamento. Il segretario interregionale Abruzzo-Molise della Cisl, Maurizio Spina, ne deduce che il Jobs Act ha portato qualche giovamento all’economia abruzzese, ma non tanto quanto ci si era attesi, e soprattutto non determinante per il futuro. Un altro aspetto che invece è stato Mauro a prendere in considerazione è il rapporto tra le imprese e gli istituti finanziari. Il forte clima di incertezza che si respira sia a livello nazionale che a livello internazionale fa sì che il legame tra banche e imprese non sia più quello di un tempo, e che quindi ci sia un generale rallentamento con i tempi necessari per ricevere degli aiuti economici. La conclusione che si può trarre da tutto quello che è emerso dai dati riportati dalla CISL e da INPS è che l’Abruzzo conosce due realtà, quella delle maggiori imprese che è ancora florida e fa da traino per tutta l’economia, e quella delle PMI che invece sono in forte sofferenza. Il punto però è che sono proprio le PMI a costituire il tessuto stesso della produttività della regione, ed è quindi necessario che esse vengano aiutate per poter tornare a dare stabilità e benessere al territorio.