La crisi delle imprese artigiane in Abruzzo

Non accenna ad arrestarsi la crisi dell’artigianato in Italia e anche nella regione Abruzzo, dove nel terzo trimestre del 2018 si sono registrati i dati peggiori in assoluto. Si tratta purtroppo di un trend, quello della decrescita, che continua da anni e che adesso ha raggiunto i suoi minimi storici, mettendo in allarme le associazioni di settore che chiedono a gran voce un intervento da parte del Consiglio regionale.

Quello che appare il dato peggiore in assoluto è il numero complessivo delle imprese artigiane in Abruzzo, che per la prima volta dopo decenni scende sotto la soglia dei 30 mila. Questo numero è confermato dalla ricerca portata avanti da CNA Abruzzo, nella persona di Aldo Ronci, analizzando le statistiche di Movimprese. Sembra proprio che la regione sia tra le peggiori in Italia per quel che riguarda le piccole imprese artigiane, anche se in realtà questo non fa altro che rispecchiare un trend nazionale. Nel terzo trimestre del 2018 c’è stato un calo numerico pari a quattro volte quello del resto della penisola. Graziano Di Costanzo, che è il direttore regionale della Confederazione Artigiana, ha commentato la discesa sotto il numero dei 30 mila come il valico di una soglia “psicologica”. Andando ad analizzare infatti il numero di imprese che hanno chiuso, in realtà nei primi nove mesi di quest’anno, in percentuale, esso è stato inferiore agli anni passati. Si tratta però di un’emorragia costante che non accenna a fermarsi, e che ha portato a vedere diminuire drasticamente e drammaticamente le imprese che fino a qualche anno fa si contavano in numero di oltre 37 mila. Se si osserva poi l’andamento della situazione sul territorio regionale si può notare come la situazione non sia perfettamente la stessa in ogni provincia. Ad esempio, L’Aquila è la regione che è andata un po’ meglio e Pescara quella che è andata decisamente peggio. Si parla sempre, però, di percentuali negative. Tra le imprese artigiane che hanno sofferto di più di questo calo ci sono quelle che si occupano di edilizia e costruzioni, confermando un trend che purtroppo a sua volta si protrae nel tempo. Si difendono meglio i settori della ristorazione e del manifatturiero, mentre non conosce crisi il settore dei servizi alla persona. Altro dato che è stato sottolineato nel report CNA è che questo si inserisce in un quadro complessivo dell’industria abruzzese che invece appare florido e in crescita, per quanto ridotta. Insomma la crisi è limitata all’artigianato, ma questo non è un dato secondario visto che è questa la realtà produttiva che, da sempre costituisce l’ossatura della regione e, per certi versi, anche del Paese. Graziano Di Costanzo ha osservato che se questo aspetto di generale floridità delle aziende abruzzesi è consolante, non si può ignorare invece il decremento feroce che stanno subendo le piccole imprese artigiane. Per porvi rimedio, a suo parere, non c’è altra soluzione che un intervento politico da parte della Giunta regionale, che tra l’altro in questa fase sta concludendo il suo mandato. Finanziando una legge ad hoc di sostegno e ripresa alle piccole imprese artigiane si potrebbe cercare di portare nuovo ossigeno ad una realtà che è di fondamentale importanza per la buona tenuta dell’economia abruzzese. Forse questi ultimi dati raccolti, con la loro evidenza, spingeranno chi ne ha il potere a prendere gli opportuni provvedimenti, sempre che non sia già troppo tardi.