L’edilizia in Abruzzo

Nella giornata di sabato 10 marzo 2018 a Città Sant’Angelo, in provincia di Pescara, si è svolto un interessante incontro promosso dal sindacato di categoria Feneal UIL Abruzzo, dal titolo “Lavoro: un diritto da ricostruire”. Il titolo scelto è stato quanto mai esplicativo, visto che la Feneal (Federazione nazionale lavoratori edili affini e del legno) si occupa istituzionalmente di tutelare i diritti di chi lavora in ambito edile.

All’incontro hanno preso parte vari rappresentanti del sindacato e delle istituzioni, tra i quali il segretario nazionale Feneal Fabrizio Pascucci, il segretario generale Uil Abruzzo Michele Lombardo, il segretario regionale Gianni Panza, il segretario della provincia di L’Aquila-Teramo Luigi Di Donato e di Pescara-Chieti Louis Panza ed infine il segretario nazionale Feneal Emilio Correale. I soggetti intervenuti hanno deciso di presenziare, e di dare vita a questo incontro, per discutere di un argomento molto spinoso nell’ambito dell’economia abruzzese, già fortemente inficiata dalla crisi della piccola e media impresa che però si fa più evidente in un settore di cruciale importanza, quello edilizio. Il segretario regionale Panza ha subito fatto il punto della situazione, sottolineando come i tanti investimenti annunciati in ambito regionale per le infrastrutture e la ricostruzione stentino però ad avere l’effetto sperato. I 2,5 milioni di euro preannunciati potrebbero servire infatti a risolvere la drammatica situazione dei circa 50 mila disoccupati del settore, ma questo ancora non si è verificato. Sembra quasi un’assurdità, visto che molti lavori sono stati pianificati: ad esempio la realizzazione di un collegamento ferroviario tra Pescara e Roma. Ciò che blocca incredibilmente la reale possibilità di ripresa dell’edilizia e dell’ambito delle costruzioni sono le lungaggini burocratiche. Il sindacato chiede quindi a gran voce che la reale sopravvivenza del territorio non venga ulteriormente messa a rischio da cause che non hanno nulla a che vedere con la reale fattibilità dei lavori, ma che si limitano alla necessità di presentare le adeguate documentazioni. La macchina burocratica italiana è diventata inutilmente farraginosa, questo è noto, e tale stato delle cose si ripercuote anche sulla situazione abruzzese, regione che purtroppo è stata funestata da numerose calamità naturali. Basti pensare ai terremoti che l’hanno colpita nell’arco degli ultimi 10 anni. Come è noto, il terremoto è una terribile tragedia per chi lo subisce, ma per il territorio diventa anche un’opportunità di ripresa economica. Purtroppo non si è avuto neppure questo risvolto positivo per la regione Abruzzo, dove i lavori per la ricostruzione de L’Aquila sono appena partiti (il terremoto risale al 2009) mentre per quel che concerne il terremoto del 2016 si è ancora in alto mare. Neppure è stato dato l’appalto per l’assegnazione delle casette provvisorie da destinare a chi ha perso o avuto inagibile la propria abitazione, e le macerie non sono ancora state rimosse a quasi un anno dalla prima scossa. Altro problema molto grave che l’Abruzzo deve fronteggiare è quello del dissesto idrogeologico. Quella che i rappresentanti del sindacato lamentano è una sorta di assenza delle istituzioni, che a fronte di grandi proclami poi, nei fatti, non compiono le uniche azioni capaci davvero di smuovere il settore e portare nuovo lavoro (di cui si sente molto bisogno) e nuova occupazione. L’ultimo ambito che si è toccato è quello delle pensioni per i lavoratori del settore edile, che devono vedersi riconosciuto il fatto di avere affrontato nella loro vita un lavoro usurante. A tale scopo si chiede una radicale revisione della legge Fornero.