Il settore vitivinicolo e agroalimentare: lo zoccolo duro dell’economia in Abruzzo

La Regione Abruzzo non differisce dalle altre regioni italiane e purtroppo ormai da alcuni anni sta attraversando una profonda crisi economica, che si traduce anche in crisi produttiva e crisi occupazionale. Un recente report pubblicato da Bankitalia però dimostra come esista un settore che, per quanto non possa dirsi immune dal generale quadro scoraggiante, continua ad essere uno dei punti di forza della produttività della Regione Abruzzo.

Si parla del comparto legato al mangiare e al bere: cibi e bevande di qualità sono da sempre il fiore all’occhiello di tutta la penisola italiana, e l’Abruzzo vanta una lunga tradizione in merito, che non si smentisce neppure oggi. A leggere nel dettaglio il rapporto, naturalmente, si scopre che non è tutto oro quello che luccica, ma ci sono alcuni spunti interessanti per incrementare sempre di più nel futuro quello che funziona, e correggere quello che non va. Il settore che, nel macro comparto alimentare, va per la maggiore è sicuramente quello della produzione di pasta. Il polo produttivo di Fara San Martino, che si trova in provincia di Chieti, è quello che fa da traino: in una decina di anni, tra il 2007 e il 2017, che è il periodo di tempo considerato da Bankitalia, la lavorazione di farine e granaglie è cresciuta di oltre il 100%. A seguire un altro settore che offre grandi soddisfazioni e prospettive per il futuro è quello della vitivinicoltura. Il report di Bankitalia infatti conferma i dati che sono già stati presentati al Vintaly di Verona. La produzione di vini locali è cresciuta a sua volta di oltre il 100% in una decina di anni, e soprattutto sono cresciuti enormemente i dati relativi all’esportazione dei prodotti locali. Infatti la crescita che si registra è soprattutto in termini di esportazione all’estero della produzione abruzzese, che appare buona anche nel settore dell’ortofrutta e della carne. Meno positivi i numeri relativi al pesce e soprattutto ai prodotti lattiero-caseari, aspetto davvero sorprendente visto che la regione ha una lunga tradizione pastorale e i suoi formaggi sono tra i più rinomati in Italia. La crescita delle esportazioni, però, non sembra offrire risvolti positivi in termini occupazionali: ciò che emerge con maggiore chiarezza è purtroppo la diminuzione di chi lavora nel settore dell’agricoltura, che pure è quello che fornisce la materia prima per tutti i prodotti di cui abbiamo parlato. In soli due anni, dal 2015 al 2017, c’è stato un netto calo del numero degli occupati in agricoltura: si è passati da 27.272 persone a 26.800. I motivi di questo brusco calo sono molteplici. Da parte c’è una sempre maggiore meccanizzazione delle attività agricole, ma c’è anche il dato dolente dell’importazione dall’estero delle materie prime. Uno dei prodotti tipici del territorio abruzzese sono gli arrosticini, degli spiedini di carne di pecora, carne che però non viene quasi più prodotta in loco. Altro dato poco incoraggiante è che, per quanto nel complesso l’export di prodotti agroalimentari in Abruzzo sia cresciuto negli ultimi 10 anni, pure però lo ha fatto in misura inferiore rispetto alla media nazionale. Il report di Bankitalia quindi presenta luci ed ombre di un settore sul quale però è evidente che è opportuno investire, perché rappresenta uno dei pilastri su cui potrà reggersi, anche in futuro, l’economia abruzzese. A tale scopo è bene focalizzare le criticità e risolverle, cercando di implementare quelle che invece sono le realtà che già ora appaiono trainanti all’interno del comparto.