I piccoli borghi d’Abruzzo ripartono dalle cooperative

Uno dei mali endemici della regione Abruzzo, e non solo di questa regione, è lo spopolamento dei piccoli borghi, gli stessi che un tempo invece costituivano il nucleo e il fulcro dell’economia e della vita del territorio. Il terremoto de L’Aquila del 2009, e quello più recente del 2016 che nel Lazio ha praticamente raso al suolo Amatrice, non hanno fatto altro che aggravare una situazione preesistente a cui ora i cittadini hanno deciso di porre rimedio.

Sono nate infatti, in modo spontaneo sul territorio, delle cooperative che hanno come finalità quella di creare una rete dei piccoli borghi, che possano trovare nuova linfa vitale dalla collaborazione e dallo stimolo reciproco. L’obiettivo primario è frenare lo spopolamento e dare vita alla tendenza inversa, e tale obiettivo si può ottenere solo tornando a ricucire un tessuto economico dove anche i giovani possano trovare opportunità di impiego e motivi per restare. Il comune da cui è partita tutta l’iniziativa è Anversa degli Abruzzi (provincia de L’Aquila) dove si è formata la prima cooperativa; di lì a poco hanno creato le loro piccole cooperative di comunità Prezza, Fontecchio, Santo Stefano di Sessanio, Collelongo, Tollo, Pescasseroli, Pizzoferrato e Barrea. A stimolare e supportare le creazione delle cooperative è stata l’associazione Confcooperative Abruzzo, grazie al supporto di Confcooperative Nazionale e Fondosviluppo. Le cooperative nate dai cittadini, spiega il presidente di Confcooperative, Maurizio Giardini, è in grado di sopperire alle mancanze istituzionali che spesso si dimostrano cieche davanti ai bisogno delle comunità più piccole. Invece una cooperativa radicata sul territorio può monitorare costantemente la situazione e dare risposte immediate. Ma, nel concreto, quali sono le modalità con le quali i cittadini dei comuni sopra elencati si prefiggono l’obiettivo di portare nuova linfa vitale ai rispettivi territori? Le idee sono tante, e facilmente attuabili. Si parte dalla riapertura delle botteghe di paese, di quei piccoli empori che sono stati schiacciati dai grandi centri commerciali; si passa per la valorizzazione di ogni risorsa culturale o paesaggistica che possa attirare i turisti e i visitatori; si approda alla fornitura di servizi essenziali per la popolazione anziana, come ad esempio un servizio di trasporti funzionale ed efficiente. Il target principale è il turismo. Se un piccolo comune da solo può farsi trovare impreparato, una rete di dieci cooperative potrà offrire un’accoglienza di gran lunga più completa, che si avvalga anche dei prodotti tipici e della loro pubblicizzazione. Ecco un po’ più nel dettaglio quali sono i target immediati fissati da ogni comune della rete. La cooperativa di Anversa degli Abruzzi (340 abitanti) creerà percorsi turistici che permettano di seguire la filiera del formaggio; a Prezza (952 abitanti) si cercherà di valorizzare due coltivazioni tipiche del territorio, quella del carciofo e quella della vite. I cittadini di Fontecchio (357 abitanti) cercheranno di sfruttare al meglio le risorse forestali per favorire il ripopolamento del paese, ricostruito dopo il terremoto ma ora deserto. Santo Stefano Sessanio (113 abitanti) punta tutto su un innovativo servizio di raccolta dell’umido che si svolge a dorso di mulo. A Tollo (4.122 abitanti) la risorsa per eccellenza sono le cantine cooperative, che verranno incentivate con servizi all’agricoltura, mentre a Collelongo (1.196 abitanti) si lavorerà su un progetto che metta a contatto anziani e bambini. Le eccellenze di Pizzoferrato (1.103 abitanti) sono la patata e il fagiolo che verranno tutelati e valorizzati; a Barrea (713 abitanti) si promuoverà il turismo attraverso l’albergo diffuso e la sostenibilità. Infine la cooperativa di Pescasseroli (2.212 abitanti) gestirà l’ex stazione ferroviaria allo scopo di promuovere itinerari turistici.