La crescita dell’enologia abruzzese

L’Abruzzo è una regione che può contare su diverse anime produttive che ne costituiscono l’ossatura economica, ma c’è una vocazione in particolar modo più forte delle altre, ed è quella rivolta all’agricoltura e alla pastorizia. Queste attività tradizionali un tempo erano il cuore stesso dell’economia abruzzese; negli scorsi anni sono state un po’ penalizzate da una crescente industrializzazione, ma oggi si registra un trend inverso.

Complice la crisi economica che rende necessaria una rilettura della società, moltissimi giovani imprenditori sono tornati letteralmente alla terra, e sono riusciti a ridare vita ad un comparto che non può conoscere davvero un declino definitivo. Ciò che è importante è conoscere il mercato contemporaneo, adottando strategie imprenditoriali moderne che coniughino arti antiche quanto l’uomo con la nuova realtà del XXI secolo. E in Abruzzo il settore dove la capacità degli imprenditori di mettersi al passo con i tempi, facendo registrare fatturati estremamente interessanti, è attualmente soprattutto quello dell’enologia. I vini abruzzesi, troppo a lungo sottovalutati e misconosciuti, sono infatti cresciuti nelle vendite e nelle esportazioni grazie a nuove strategie non solo produttive ma anche di marketing. Queste notizie sono state diffuse dalla Camera di Commercio di Chieti, dati alla mano. Negli ultimi dieci anni, un periodo non molto lungo in assoluto, ma davvero breve per quel che riguarda la produzione dei vini, sono cresciute sia le vendite nazionali ma soprattutto le esportazioni, che nel 2015 hanno fatto incassare 138 milioni di euro, praticamente il doppio rispetto al 2005. Le etichette tipiche del territorio, vale a dire il Montepulciano e il Trebbiano, hanno fatto registrare rispettivamente una produzione di un milione di ettolitri, su 19 mila ettari coltivati, e di 220 mila ettolitri su 10 mila ettari. Ma non solo, si sono affermate anche nuove produzioni, soprattutto quelle della Passerina e del Pecorino. In questa “rinascita” del settore enologico sono state coinvolte circa 200 cantine, alcune delle quali sono consolidate nel territorio ormai da molti decenni, ma anche e soprattutto le cooperative, che da sole coprono circa i tre quarti dell’intera offerta vitivinicola abruzzese. Ciò che sembra aver contribuito maggiormente alla crescita del comparto enologico è stato soprattutto un diverso approccio al mercato delle esportazioni, ed anche una diversa strategia di vendita relativa ai prezzi. Le bottiglie infatti vengono vendute in genere a circa 3 euro, il che le rende abbordabili da parte di un pubblico assai più vasto che in passato. Roberto Di Vincenzo, presidente della camera di Commercio di Chieti, ha elencato anche altri motivi della ripresa abruzzese: secondo lui è stato complice il clima della regione, ma quello è sempre stato lo stesso, anche in passato. Soprattutto gli artefici del successo dei vini abruzzesi sono stati gli imprenditori che hanno rischiato e innovato, ad esempio sperimentando nuovi metodi di coltura e di vinificazione, riportando alla vita vitigni autoctoni ormai dimenticati, in una parola osando e venendone premiati. Il dato che emerge con maggior vigore però è che i vini abruzzesi sono amati soprattutto oltre confine: è stato l’export la vera voce vincente nella ripresa dell’ultimo decennio, e se questo da un lato fa piacere, dall’altro fa spiccare il fatto che il mercato nazionale ancora non apprezzi quanto dovrebbe i vini del sud Italia. L’export per il momento è quasi una scelta obbligata, vista la chiusura che si riscontra invece in Italia; ma non è detto che questo stato di cose non possa cambiare in futuro, vista la notorietà sempre maggiore che stanno acquisendo le etichette e le cantine dei vini abruzzesi.